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Contrada Rondelli

anello verde

QUOTA: 1276 m. s.l.m.

Rondelli è la seconda contrada della Val Lunga. Si dispone in orizzontale sul versante di destra, a monte della nuova rotabile, su un pendio prativo che poco sopra confina col bosco di abeti e a valle scende fino al torrente. È composta da un gruppo affiancato di abitazioni in pietra e da alcune baite staccate, situate nel settore meridionale. Negli anni ’70 del secolo scorso sono state costruite abitazioni e stalle nel settore occidentale della contrada e, negli ultimi anni, sono stati operati ammodernamenti e riconversioni edilizie. Da un documento della fine del 1600 risultano residenti tre famiglie e tredici abitanti. Dal 2002 è divenuta solo residenza estiva. Al centro della contrada, sulla facciata della casa della Famiglia Gusmeroli, ben conservato, è presente un affresco risalente al 1849, raffigurante la Beata Vergine con il Bambin Gesù e due santi, S. Giuseppe a sinistra e S. Antonio Abate, protettore degli animali, a destra. Forse è la presenza di questo bel affresco a conferire alla contrada una certa aria di ricca nobiltà terriera, che sembra confermare l’importanza amministrativa che pare abbia avuto nell’antico passato. Interessante è una grande baita datata 1743, realizzata secondo il tradizionale stile a blockbau, in perfetto stato di conservazione, con ben tre aperture retrostanti del fienile. La baita, ben visibile dalla strada, è composta da un piano terra con tre lati in muratura, adibito a stalla, la facciata e il piano superiore in legno di larice, utilizzato come fienile. Le pareti del fienile sono a tronchi sgrossati, disposti con cura in senso orizzontale l’uno sull’altro ed incastrati agli angoli (la scepàda). Rondelli fu la contrada di Michelangelo Brisa, nato all’inizio del 1800, detto “il papa”; si racconta fosse il più ricco proprietario della valle e avesse case e terreni anche a Morbegno. Si è tramandato che, quando arrivava in valle a cavallo (normalmente il cavallo non lo si usava nemmeno per trasportare le merci, e il “portare” era un’attività umana!), distribuiva un marengo ai nipoti che lo aspettavano.Una sua figlia sposò il primo segretario del Regno d’Italia,Giuseppe De Petri di Campo.

SUOR MARIA LAURA (TERESINA) A TARTANO

Qui nacque e visse il papà di Teresina, Mainetti Stefano (classe 1904), figlio di Mainetti Giovanni e Bianchini Giuseppina. La famiglia era composta anche dallo zio Giacomo, le zie suore Enrichetta e Clelia, emigrate negli Stati Uniti, e lo zio prete al quale suor Maria Laura era particolarmente legata, padre Enrico (betharramita). Dopo il matrimonio del 31 maggio 1926, papà Stefano e mamma Marcellina abitarono in questa contrada fino al 1931 nella casa a sinistra della fontana. La consorella suor Maria Silvia Gusmeroli ricorda Teresina quando veniva ai Rondelli dagli zii Cherubina e Giacomo: “Erano gli anni ’50, lei aveva 11 anni. Quando mi ha salutato, mi ha detto: “La prossima estate non vengo su perché mi faccio suora…” Poi spiegò che prima avrebbe raggiunto Parma per studiare e dopo sarebbe andata a Roma, sempre dalle Figlie della Croce”. A 18 anni iniziò il Postulato. L’11 febbraio 1958 ci fu la Vestizione e iniziò il Noviziato dove prenderà il nome di suor Maria Laura